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  • paese

Itinerario Archeologico

Il territorio di Muros dista appena 15 km dal mare ed è paesaggisticamente caratterizzato da interessanti presenze vegetazionali che, assieme alle ripide pareti calcaree, imprimono una forte "personalità" all'ambiente naturale. Il paesaggio presenta forme dolci nel settore a Est dell'abitato e diventa aspro in prossimità del confine con il comune di Sassari dove il rio Mascari si apre la strada verso il mare dando luogo ad una stretta gola. Si tratta del passaggio obbligato verso Nord percorso sia dalla linea ferroviaria Cagliari-Sassari, sia dalla S.S. 131 Carlo Felice che divide il territorio di Muros in due parti simmetriche. La vegetazione varia da quella esile dei pratelli, prati, pascoli (la prateria ad asfodelo o la steppa a piante spinose), a quella a "macchia" composta dagli arbusti (lentisco e olivastro, mirto, corbezzolo, euforbia arborea), oppure quella imponente dei boschi. La lecceta è più estesa (Badde Olia e Canechervu), rari le sugherete (Pentumas) e i querceti o boschi di roverella (zona sud-occidentale). Importanti sono anche i boschi a pioppi, olmi, tamerici, frassini meridionali e salici, specialmente lungo le sponde del rio Mascari e dei suoi affluenti più importanti. Da ricordare inoltre i monumenti vegetali, spettacolari alberi pluricentenari, che punteggiano il territorio. La fauna autoctona, tra cui anche specie animali d'interesse comunitario, annovera: il cinghiale, la volpe, la martora, il coniglio, la lepre, la donnola, il riccio, il gatto selvatico, il biacco e le natrici, la raganella, il rospo smeraldino, il gongilo, le lucertole, i gechi e, tra il vasto campionario degli uccelli, il gheppio, la poiana, il picchio rosso, la ghiandaia, il gruccione, il corvo imperiale, la pernice, la cornacchia grigia, lo storno nero e il merlo Nel Comune di Muros non esistono testimonianze archeologiche particolarmente monumentali o in perfetto stato di conservazione, ma comunque alcuni siti hanno estrema importanza scientifica. Due le principali motivazioni che hanno favorito l'occupazione del territorio, entrambe determinate dalla presenza del fiume Mascari: la prima è la fertilità dei suoli, unita alle abbondanti risorse idriche, la seconda la posizione strategica. Infatti la gola scavata dal fiume tra il massiccio di Canechervu e il monte Venosu ha da sempre costituito un passaggio obbligato dal mare verso l'interno e viceversa. Lo stanziamento umano è documentato già dalle età più antiche: dalla Grotta dell'Inferno provengono testimonianze del neolitico antico, medio e recente (6000-3000 a.C.); del neolitico medio l'idoletto femminile rinvenuto in località Su Monte, una tra le più antiche espressioni artistiche della Sardegna; del neolitico recente le domus de janas di monte Terras e Badde Ivos

Molto importante il sito di Sa Turrìcula, che ha dato il nome alla primissima fase dell'età nuragica; di età nuragica (1600-850 a.C.), oltre a due nuraghi, vi sono due esempi di architettura funeraria, la tomba di giganti di monte Simeone e l'ipogeo di Rocca Ruja. Importanti le tracce della viabilità romana, che seguiva il percorso poi ricalcato dalla Carlo Felice; individuate alcune vie secondarie presso San Leonardo e un santuario dedicato alla dea del grano all'interno del nuraghe Sa Turricula, frequentato già in età punica (535-238 a.C.) e soprattutto romana, in particolare nel I secolo d.C. Per l'età medievale si citano i villaggi di Muros, di Irbosa, di cui la chiesa di San Leonardo costituiva il nucleo principale, e quello relativo alla chiesa di San Giorgio, ora scomparsa. Gran parte dei siti si trova su proprietà private e per l'accesso è necessario disporre del permesso dei proprietari; spesso i sentieri rurali sono difficilmente percorribili e l'accesso ai monumenti è ostacolato dalla vegetazione e dal cattivo stato di conservazione.



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